sempre
nei nostri cuori
Liberi di essere aperti, Liberi di essere luogo di aggregazione
e socialità, di incontro, promozione sociale e culturale,
Liberi di non essere omologati,
Liberi di pensare,
discutere, agire,
Liberi di difendere i diritti dei giovani, degli anziani, dei lavoratori,
dei cittadini tutti.
Liberi di difendere le diversità nel rispetto di tutti, Liberi di lottare
contro tutte le guerre e tutte le violenze, liberi di esistere e continuare
a resistere.
In questo sito quello che faremo al Circolo, sperando che tu ci sia, insieme
a noi...
nel
mese di luglio l'Arci restera aperto nei giorni di martedi', mercoledi'
e giovedi'

Le nostre feste cubane estive avranno luogo a CERVO venerdì
30 luglio dalle 21,30 e a PERINALDO sabato 7 agosto dalle 21,30: con
il gruppo musicale los Trinitarios, i nostri cocktails e, solo a Perinaldo,
la cena (dalle 20,30), la possibilità di reincontrarsi, l'occasione
è imperdibile. Vi aspettiamo e speriamo che comunichiate la cosa
ai vostri amici e conoscenti!
Il direttivo del circolo di Imperia dell'Associazione nazionale di Amicizia
Italia Cuba
Sabato
3 Luglio alle 19.30
Sabato 3 luglio avremo con noi due autentici spedizionari del Granma, compagni, e tra i pochissimi superstiti, dello sbarco con Fidel, Raul, il Che. Dalle 19,30 parleremo con loro della Rivoluzione Cubana...Seguirà cena cubana, è necessario prenotare al 3288245600

"Finalmente alle due del mattino del due dicembre 1956, quando ormai viveri, acqua e riserve di carburante erano esaurite, apparve in lontananza la luce del faro di Capo Cruz. Era ormai giorno fatto quando avvenne lo sbarco sulla spiaggia detta di Las Coloradas. Come commentò in seguito il Che più che di uno sbarco si trattò di un naufragio. Il battello, appesantito dall'eccessivo carico, finì per incagliarsi nel fango a causa della bassa marea. Fu ordinato agli uomini di raggiungere la terraferma portando con se solo le armi individuali. Il resto dell'equipaggiamento, le armi pesanti e le scorte di munizioni andarono irrimediabilmente perdute. Raggiunta la riva, gli uomini si trovarono in una palude di mangrovie, senza punti di riferimento precisi e intralciati nei movimenti dalle armi e dagli zaini.
L'8 gennaio 1959, Fidel raggiunse la capitale accolto da una popolazione festante. La guerra di liberazione era terminata. Dopo quasi un secolo di lotte, Cuba era finalmente libera. Iniziava ora la parte più difficile della rivoluzione, la costruzione di una nuova Cuba, democratica e socialista. Una lotta che si sarebbe rivelata ben più dura e ingrata della guerra sulle montagne."
http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/americalatina/cuba0006storiarivol.html
Venerdi' 25 Guigno 2010 ORE
20.00 presentazione de "LA GUARDIA è STANCA" di
Geraldina Colotti

COME SONO FATTI I PRESAGI? Come strane cartoline dipinte con i piedi e con la bocca da artisti dozzinali e mutilati? In questa terza raccolta di versi, Geraldina Colotti prosegue il suo originale percorso, confrontandosi ancora con l'universo accidentato della vita, dell'impegno e del disincanto. Dire poesia civile è riduttivo. Siamo all'incrocio fra i territori dell'io e quelli della storia. Siamo nel punto in cui la drasticità della scelta si ribalta nel grottesco della burla, e nell’amaro della solitudine. È una sorta di doppio gioco, evocato nell'esclamazione che dà titolo al libro. Stanco è il marinaio che, irridendo i notabili borghesi, chiude il parlamento russo decretando il sopravvento del potere bolscevico. Stanco è il militante del Novecento, perplesso e spaesato di fronte a un tempo cinicamente dimentico di classi, lotta e disciplina. In queste pagine, Geraldina Colotti conferma la sua ripugnanza per ogni genere di arroganza o vittimismo. I momenti più intensi, ancora una volta, sono quelli dedicati agli anni Settanta, alla lotta armata e al carcere. Ma l'Italia allucinata di oggi emerge con forza in brevi lampi di invettiva e di ironia. È uno spazio, quello del reale sfigurato, a cui l’io non può sottrarsi anche dettando i suoi verbali più intimi. A conti fatti, graffia la parola che mette in gioco se stessa nell'inventario sterminato del mondo.
Giovedi'
10 alle ore 21.00, Paolo Piano presenta il suo libro: “La banda
22 ottobre” Agli albori della lotta armata in Italia.

Nella ricostruzione delle vicende della banda "22 ottobre" (1969-1971) c'è almeno un punto in cui la verità storica e quella giudiziaria convergono: che fu Mario Rossi (n.1942) a pensarla, organizzarla e a guidarla sino al suo epilogo. E poiché all'epoca Rossi aveva 27 anni significa che il suo progetto, al di là delle adesioni che ricevette da uomini di generazioni precedenti alla sua, conferma del proverbio arabo che ognuno di noi è più figlio del suo tempo che del proprio padre.
Terremoto
e repressione in Cile
Oltre il terremoto del 27/2/2010 che ha colpito duramente
il Cile, in special modo il territorio del sud,che come tutti sappiamo
è abitato in maggioranza dai Mapuche, lo Stato Cileno non solo
non ha fatto niente per soccorrere e portare aiuti alla popolazione colpita
che si sono viste distrutte le poche infrastrutture di base create da
loro stessi e che gli permettevano di vivere.
Oggi
siamo davanti a un fatto peggiore del terremoto stesso, nei mesi di aprile
e maggio del corrente anno saranno processati 19 Mapuche che rischiano
condanne che vanno dai 40 a 60 anni di carcere. Tutto questo avviene perché
nel 2008 nel Comune di Tiriua all’epoca in un sector chiamato Puerto
Choque i comuneros Ranquilhue e Pascual si erano mobilitati per il recupero
della terra, occupando il latifundio La Puntilla, li si è presentato
il fiscal Mario Elgueta con un forte gruppo armato e con l’evidente
intenzione di cacciare via i Mapuche dall’occupazione. E’
nato uno scontro e ad essere cacciato via è stato il fiscal e le
sue guardie armate e da allora a oggi l’istruttoria del processo
vede come imputati 19 comuneros Mapuche e uno dei suoi dirigenti: Héctor
Llaitul Carrillanca, per il quale il Pubblico Ministero chiede che venga
condannato a 103 anni di carcere. Tutto per proteggere le imprese forestali
della cellulosa che traggono grandi benefici economici e sfruttando il
territorio Mapuche con piantagioni di pino eucalipto per la lavorazione
della carta.
Inoltre le Associazioni ambientalisti e i Mapuche, denunciano da anni
il disastro ecologico e ambientale del territorio, perché non solo
si sono appropriati della zona, hanno anche impiantato le cartiere scaricando
tutti i rifiuti tossici e nocivi direttamente nei fiumi.
La detenzione risponde alla politica repressiva dello Stato Cileno contro il popolo Mapuche, Il vero obbiettivo della politica repressiva è fermare il processo di recupero territoriale e politico portato avanti dalle comunità in lotta e della Coordinadora Arauco-Malleco cercando di fermare l’avanzata degli imprenditori, che si traducono in investimenti forestali e minerari nel nostro territorio.
IL POPOLO CILENO E IL POPOLO MAPUCHE HANNO BISOGNO DI SOLIDARIETA’!
CHI VUOLE AIUTARCI PUO’ FARLO PRENDENDO I CONTATTI CON L’ASS.
COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI
CEL. 3356990774 - 3206784640 oppure al n. 0144/372860 email ascolace@gmail.com
Oppure versando direttamente sul c/c del COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI
CASSA DI RISPARMIO DI RIVALTA BORMIDA
CODICE IBAN IT 20 U 06075 48550 000000015604
Emergenza
democratica in Afganistan e in Italia!
Quando
i golpisti cileni, brasiliani e argentini sequestravano, incarceravano
e quasi sempre assassinavano i loro oppositori, lo facevano contando sul
silenzio connivente della quasi totalità del mondo cosiddetto "libero"
e, quando si trattava di stranieri, sulla complicità e l'assenso
dei governi "democratici" dei rispettivi paesi: la vicenda,
vera, raccontata nel terribile film "Missing" riguarda uno di
questi episodi.
Per questo siamo davvero preoccupati per la sorte dei sequestrati presso
il centro chirurgico di Emergency a Lashar-gah: temiamo che l'irruzione
delle truppe di occupazione inglesi e dei servizi segreti del governo
collaborazionista afgano, oltre a cancellare l'unico luogo di assistenza
sanitaria aperto anche a civili e resistenti e l'unico luogo di informazione
circa la guerra criminale che si combatte contro il popolo afgano, voglia
anche dare un esempio clamoroso nei confronti di cooperanti "scomodi".
Il sequestro, in assenza della benchè minima garanzia giuridica
nei confronti dei reclusi, avviene con la sostanziale complicità
di un governo, quello italiano, che accetta un trattamento incredibile
nei confronti di propri cittadini da parte di un governo alleato, quello
del fantoccio Karzai.
Per questo, anzichè esigere l'immediata liberazione di cooperanti
detenuti illegalmente, balbetta giustificazioni nei confronti di un'aggressione
ad oggi non giustificata sul piano della legalità internazionale;
le truppe di occupazione di vari paesi "democratici", i mercenari,
le spie e un governo imposto e sostenuto dagli invasori stanno colpendo,
insieme a un popolo disgraziato, l'intera finzione della democrazia occidentale.
Appoggiamo la manifestazione di Roma e la richiesta di liberazione dei
sequestrati; fermiamo l'arroganza di governi fascistoidi come quello italiano,
quello inglese, quello afgano!