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Liberi di essere aperti, Liberi di essere luogo di aggregazione e socialità, di incontro, promozione sociale e culturale,
Liberi di non essere omologati,
Liberi di pensare,
discutere, agire,
Liberi di difendere i diritti dei giovani, degli anziani, dei lavoratori, dei cittadini tutti.
Liberi di difendere le diversità nel rispetto di tutti, Liberi di lottare contro tutte le guerre e tutte le violenze, liberi di esistere e continuare a resistere.

In questo sito quello che faremo al Circolo, sperando che tu ci sia, insieme a noi...

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Appuntamenti all'Arci Camalli

 

 

Caffe' filosofico all'Arci CamalliDa Mercoledi' 2 febbraio alle ore 21
Caffe' filosofico all'Arci Camalli, con Silvio Zaghi come mediatore.

 

Il Caffè filosofico è un luogo di dibattito dove vengono discussi argomenti di varia natura, senza un filo conduttore o un programma predefinito. A questi incontri partecipano tutti coloro che sono interessati, senza alcuna limitazione di cultura, di età, di formazione, di orientamento personale.
L’origine del Caffè filosofico è piuttosto recente. A partire dal luglio del 1992, ogni domenica mattina un filosofo francese, Marc Sautet, studioso di Nietzsche e docente universitario, animava un dibattito che si teneva presso il Café de Phares a Parigi, in Place de la Bastille. Come racconta lo stesso Sautet nel suo libro Socrate al Caffè, la cosa avvenne quasi per caso e all’inizio i partecipanti erano una decina, ma settimana dopo settimana il numero continuava a crescere fino ad arrivare a trenta/quaranta persone. E intanto cresceva anche il numero dei Café philo che venivano aperti in Francia (oggi sono circa 180), e un po’ più tardi in altre città europee e nel mondo (in Italia credo siano almeno una decina).
C’è da sottolineare che non tutti i Caffè filosofici che hanno assunto questa denominazione mantengono il carattere del Café philo originario, nel senso che sono luoghi dove vengono invitati a parlare su temi prestabiliti, secondo una modalità altrettanto interessante ma più convenzionale, scrittori, filosofi, artisti, poeti.
Ciò che caratterizza, infatti, il Caffè filosofico nel senso proprio ha alcune caratteristiche ben precise:
Non si fa storia della filosofia, né si analizza il pensiero di un filosofo
Gli argomenti possono essere i più svariati, nella convinzione che non vi sono questioni filosofiche in sé, ma che ogni questione può essere trattata filosoficamente, sono le domande e gli stimoli che nascono durante il dialogo a diventare filosofici.
Il filosofo che presiede al dibattito non è il protagonista; non sceglie il tema della discussione, che viene stabilito dai partecipanti all’inizio dell’incontro; non è un “esperto” dell’argomento, ma degli strumenti metodologici con i quali tale argomento viene sviluppato; la sua funzione è quindi quella del “mediatore”, o del “facilitatore” che ha il compito di coordinare e indirizzare la discussione verso un approfondimento consapevole.
Il presupposto (ed è questa già una scelta filosofica) su cui si fonda questa attività è che la filosofia nella sua sostanza non è un messaggio ma un metodo, non è una teoria ma una pratica. E non è un caso che la nascita dei Café philo sia avvenuta negli stessi anni in cui si stava affermando proprio la “rinascita della filosofia pratica”, cioè di quella parte della filosofia accademica che riflette sugli aspetti etici e comportamentali delle persone.
Per gli antichi, filosofare significava essenzialmente prendersi cura di sé, imparando a riflettere sui problemi della persona e della vita quotidiana, ma anche, e soprattutto, sui criteri del pensare e dell’argomentare, cioè sui processi che portano al “ragionare bene”, poiché la filosofia è l’unica disciplina che assume il pensiero come proprio contenuto e insieme come metodo di ricerca.
Prima di studiare filosofia nelle scuole e nelle università, prima di leggere i classici e appropriarsi di teorie e concetti, c’è un modo di filosofare che appartiene a tutti e che tutti possono praticare, anche se privi di formazioni culturali o predisposizioni particolari, che è quello di esercitarsi ad un uso critico, cioè consapevole, del pensiero: come diceva Montaigne, “è meglio una testa ben fatta, che una testa piena”-
E non dimentichiamo che la filosofia non è nata nelle scuole e nelle università, ma nelle strade e nelle piazze (nell’ agorà), dove insieme alle merci, agli scambi, alla moneta, circolavano idee, opinioni, linguaggi diversi. Il senso del Caffè filosofico è tutto qui: riscoprire il senso delle domande universali sul perché delle cose come parte della nostra quotidianità; recuperare il piacere dei momenti di socialità, dell’ascolto e del confronto, durante i quali giocare a filosofare significa costruire un percorso nel quale il dialogo con gli altri si combina con la riflessione personale, senza preoccuparsi di stabilire dove tale percorso ci condurrà.
Ma giocare, come si sa, è una cosa seria.

Per rompere l'assedio della Striscia di Gazza pieno appoggio alla flottiglia e ai convogli diretti a Gazza

A seguito dell’assalto Israeliano alla nave Marmara della Freedom Flottilia, il 31 maggio, la disumanità dell’assedio alla popolazione di Gaza è stata esposta alla coscienza ed al giudizio di tutti.
Le persone di coscienza in tutto il mondo, piuttosto che retrocedere dal tentivo di porre fine a quell'assedio, hanno deciso in numero sempre crescente di portare aiuti umanitari al popolo palestinese e tentare di superare le frontiere per Gaza sia da terra che da mare.
Viva Palestina UK ha lanciato "Viva Palestina 5 - a global lifeline to Gaza", un convoglio di veicoli
che partirà da Londra via terra, sabato 18 settembre, in collegamento con i convogli che partiranno da Casablanca e da Doha (Qatar), con l'obiettivo di raggiungere Gaza con 500 veicoli carichi di aiuti umanitari e per la ricostruzione.

Contemporaneamente l'International Committee to Break the Siege on Gaza ha organizzato la Freedom Flotilla II, più grande della precedente, con l'obiettivo di arrivare a Gaza, a ottobre, nello stesso momento dei convogli.

In ottobre, si presenteranno dunque persone da tutto il mondo con un carico di aiuti alle porte di Gaza, da mare e da terra in una grande azione congiunta che risponde alle atrocità quotidiane dei militari israeliani con un flusso di umanità verso la popolazione di Gaza.

Il messaggio del popolo assediato di Gaza è chiaro: arrivate numerosi, in modo coordinato e organizzato, via mare e via terra, per consegnare aiuti vitali, per mettere in evidenza la brutalità e la violenza dell'assedio e per porre fine a questa barbara situazione. Il movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese sta assumendo, attraverso tutte queste iniziative, le caratteristiche di autentiche brigate internazionali di attivisti non-violenti.

Consci della gravità della situazione nella Striscia di Gaza, esprimiamo tutto la nostra solidarietà ai convogli e alle flottiglie e ci impegniamo a contribuire con iniziative di informazione e raccolta di materiali e fondi a loro sostegno perché finalmente raggiungano lo scopo di rompere l’assedio di Gaza.


Comitato Ligure di sostegno alla flottiglia ed alla carovana per Gaza
17 agosto, 2010

Prime adesioni iscrive a comitatoliguregaza@hotmail.it

 

Sabato 3 Luglio alle 19.30

Sabato 3 luglio avremo con noi due autentici spedizionari del Granma, compagni, e tra i pochissimi superstiti, dello sbarco con Fidel, Raul, il Che. Dalle 19,30 parleremo con loro della Rivoluzione Cubana...Seguirà cena cubana, è necessario prenotare al 3288245600

"Finalmente alle due del mattino del due dicembre 1956, quando ormai viveri, acqua e riserve di carburante erano esaurite, apparve in lontananza la luce del faro di Capo Cruz. Era ormai giorno fatto quando avvenne lo sbarco sulla spiaggia detta di Las Coloradas. Come commentò in seguito il Che più che di uno sbarco si trattò di un naufragio. Il battello, appesantito dall'eccessivo carico, finì per incagliarsi nel fango a causa della bassa marea. Fu ordinato agli uomini di raggiungere la terraferma portando con se solo le armi individuali. Il resto dell'equipaggiamento, le armi pesanti e le scorte di munizioni andarono irrimediabilmente perdute. Raggiunta la riva, gli uomini si trovarono in una palude di mangrovie, senza punti di riferimento precisi e intralciati nei movimenti dalle armi e dagli zaini.

L'8 gennaio 1959, Fidel raggiunse la capitale accolto da una popolazione festante. La guerra di liberazione era terminata. Dopo quasi un secolo di lotte, Cuba era finalmente libera. Iniziava ora la parte più difficile della rivoluzione, la costruzione di una nuova Cuba, democratica e socialista. Una lotta che si sarebbe rivelata ben più dura e ingrata della guerra sulle montagne."

http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/americalatina/cuba0006storiarivol.html

Venerdi' 25 Giugno 2010 ORE 20.00 presentazione de "LA GUARDIA è STANCA" di Geraldina Colotti

COME SONO FATTI I PRESAGI? Come strane cartoline dipinte con i piedi e con la bocca da artisti dozzinali e mutilati? In questa terza raccolta di versi, Geraldina Colotti prosegue il suo originale percorso, confrontandosi ancora con l'universo accidentato della vita, dell'impegno e del disincanto. Dire poesia civile è riduttivo. Siamo all'incrocio fra i territori dell'io e quelli della storia. Siamo nel punto in cui la drasticità della scelta si ribalta nel grottesco della burla, e nell’amaro della solitudine. È una sorta di doppio gioco, evocato nell'esclamazione che dà titolo al libro. Stanco è il marinaio che, irridendo i notabili borghesi, chiude il parlamento russo decretando il sopravvento del potere bolscevico. Stanco è il militante del Novecento, perplesso e spaesato di fronte a un tempo cinicamente dimentico di classi, lotta e disciplina. In queste pagine, Geraldina Colotti conferma la sua ripugnanza per ogni genere di arroganza o vittimismo. I momenti più intensi, ancora una volta, sono quelli dedicati agli anni Settanta, alla lotta armata e al carcere. Ma l'Italia allucinata di oggi emerge con forza in brevi lampi di invettiva e di ironia. È uno spazio, quello del reale sfigurato, a cui l’io non può sottrarsi anche dettando i suoi verbali più intimi. A conti fatti, graffia la parola che mette in gioco se stessa nell'inventario sterminato del mondo.

 

Giovedi' 10 alle ore 21.00, Paolo Piano presenta il suo libro: “La banda 22 ottobre” Agli albori della lotta armata in Italia.

Nella ricostruzione delle vicende della banda "22 ottobre" (1969-1971) c'è almeno un punto in cui la verità storica e quella giudiziaria convergono: che fu Mario Rossi (n.1942) a pensarla, organizzarla e a guidarla sino al suo epilogo. E poiché all'epoca Rossi aveva 27 anni significa che il suo progetto, al di là delle adesioni che ricevette da uomini di generazioni precedenti alla sua, conferma del proverbio arabo che ognuno di noi è più figlio del suo tempo che del proprio padre.

Terremoto e repressione in Cile

Oltre il terremoto del 27/2/2010 che ha colpito duramente il Cile, in special modo il territorio del sud,che come tutti sappiamo è abitato in maggioranza dai Mapuche, lo Stato Cileno non solo non ha fatto niente per soccorrere e portare aiuti alla popolazione colpita che si sono viste distrutte le poche infrastrutture di base create da loro stessi e che gli permettevano di vivere.
Oggi siamo davanti a un fatto peggiore del terremoto stesso, nei mesi di aprile e maggio del corrente anno saranno processati 19 Mapuche che rischiano condanne che vanno dai 40 a 60 anni di carcere. Tutto questo avviene perché nel 2008 nel Comune di Tiriua all’epoca in un sector chiamato Puerto Choque i comuneros Ranquilhue e Pascual si erano mobilitati per il recupero della terra, occupando il latifundio La Puntilla, li si è presentato il fiscal Mario Elgueta con un forte gruppo armato e con l’evidente intenzione di cacciare via i Mapuche dall’occupazione. E’ nato uno scontro e ad essere cacciato via è stato il fiscal e le sue guardie armate e da allora a oggi l’istruttoria del processo vede come imputati 19 comuneros Mapuche e uno dei suoi dirigenti: Héctor Llaitul Carrillanca, per il quale il Pubblico Ministero chiede che venga condannato a 103 anni di carcere. Tutto per proteggere le imprese forestali della cellulosa che traggono grandi benefici economici e sfruttando il territorio Mapuche con piantagioni di pino eucalipto per la lavorazione della carta.
Inoltre le Associazioni ambientalisti e i Mapuche, denunciano da anni il disastro ecologico e ambientale del territorio, perché non solo si sono appropriati della zona, hanno anche impiantato le cartiere scaricando tutti i rifiuti tossici e nocivi direttamente nei fiumi.

La detenzione risponde alla politica repressiva dello Stato Cileno contro il popolo Mapuche, Il vero obbiettivo della politica repressiva è fermare il processo di recupero territoriale e politico portato avanti dalle comunità in lotta e della Coordinadora Arauco-Malleco cercando di fermare l’avanzata degli imprenditori, che si traducono in investimenti forestali e minerari nel nostro territorio.

IL POPOLO CILENO E IL POPOLO MAPUCHE HANNO BISOGNO DI SOLIDARIETA’!
CHI VUOLE AIUTARCI PUO’ FARLO PRENDENDO I CONTATTI CON L’ASS. COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI
CEL. 3356990774 - 3206784640 oppure al n. 0144/372860 email ascolace@gmail.com
Oppure versando direttamente sul c/c del COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI
CASSA DI RISPARMIO DI RIVALTA BORMIDA
CODICE IBAN IT 20 U 06075 48550 000000015604

 

Emergenza democratica in Afganistan e in Italia!

Quando i golpisti cileni, brasiliani e argentini sequestravano, incarceravano e quasi sempre assassinavano i loro oppositori, lo facevano contando sul silenzio connivente della quasi totalità del mondo cosiddetto "libero" e, quando si trattava di stranieri, sulla complicità e l'assenso dei governi "democratici" dei rispettivi paesi: la vicenda, vera, raccontata nel terribile film "Missing" riguarda uno di questi episodi.
Per questo siamo davvero preoccupati per la sorte dei sequestrati presso il centro chirurgico di Emergency a Lashar-gah: temiamo che l'irruzione delle truppe di occupazione inglesi e dei servizi segreti del governo collaborazionista afgano, oltre a cancellare l'unico luogo di assistenza sanitaria aperto anche a civili e resistenti e l'unico luogo di informazione circa la guerra criminale che si combatte contro il popolo afgano, voglia anche dare un esempio clamoroso nei confronti di cooperanti "scomodi". Il sequestro, in assenza della benchè minima garanzia giuridica nei confronti dei reclusi, avviene con la sostanziale complicità di un governo, quello italiano, che accetta un trattamento incredibile nei confronti di propri cittadini da parte di un governo alleato, quello del fantoccio Karzai.
Per questo, anzichè esigere l'immediata liberazione di cooperanti detenuti illegalmente, balbetta giustificazioni nei confronti di un'aggressione ad oggi non giustificata sul piano della legalità internazionale; le truppe di occupazione di vari paesi "democratici", i mercenari, le spie e un governo imposto e sostenuto dagli invasori stanno colpendo, insieme a un popolo disgraziato, l'intera finzione della democrazia occidentale.
Appoggiamo la manifestazione di Roma e la richiesta di liberazione dei sequestrati; fermiamo l'arroganza di governi fascistoidi come quello italiano, quello inglese, quello afgano!